sabato 23 agosto 2014

FAMIGLIA MODESTI IN TUR(*)


    GIORNO 6


    Dopo 3 notti che ci dormiamo e ceniamo, oggi decidiamo di girarla di giorno, Arles.
    I sensi di colpa per i 30 euro di biglietto che servono per visitare le Rencontres d'Arles, la mostra fotografica più grande d'Europa, non tardano ad arrivare, ma il babbo mi convince, entro e pago in Place de la Republique.
    Me la giro da sola per gran parte della giornata, andando per mostre con un sorriso sulle labbra.
    In un'ex banca di 4 piani i vetri e le fessure sono oscurate con tende nere e carte rosse, l'unica fonte luminosa è la torcia che mi danno all'ingresso, staccandola da un appendiabiti.
    Le foto nipponiche non mi entusiasmano, ma il percorso mi lascia senza fiato, mi sento Violetta Beauregarde nella fabbrica di Willy Wonka.
    La giornata trascorre così, non mi fermo un attimo, rimbalzo come una trottola tra un'esposizione e una altra, tra una chiesa e l'ospedale di Van Gogh, ho le gambe a pezzi e il cuore pieno.
    Dopo una tappa nella necropoli degli Alyscamps, suggestivi ma ristretti, ci spostiamo ad Aix, nell'albergo prenotato con tutta fretta questa mattina.
    Qui conosciamo Alessandro di Gallipoli, che con il suo AltoGusto, fa mangiare mia sorella, entrata ormai nel baratro delle baguettes, e che, con un piatto di linguine allo scoglio, mi manda a letto.
    Sono il lupo dei sette capretti.
















venerdì 22 agosto 2014

FAMIGLIA MODESTI IN TUR(*)



    GIORNO 5


    Il solito inizio giornata con sveglia alle 7.
    Oggi, però, siamo into the wild e alle 11 io e mia sorella siamo già sopra due cavalli bianchi, un'ora di cavalcata in mezzo alle paludi della Camargue.
    Ho un po' d'ansia, dopo che ho erroneamente fatto intendere al boss della sella che sono un fenomeno (colpa dei troppi sorrisi e movimenti verticali della testa di chi capisce due parole su cinque ma non vuol dirtelo), il mio cavallo continua ad infilare il muso nel culo di quello davanti, ho paura che questo trenino finisca male.
    Decido comunque di godermi lo spettacolo con un occhio di riguardo alla fila;
    tutto scorre liscio, scendiamo e mi soffermo di fronte alla foto stampata che ci hanno fatto alla partenza e che vorrebbero che comprassi, come a Mirabilandia.
    Sorrido, saluto e andiamo.

    Siamo a Les Saints Marie de la Mer, quello che la guida ci aveva spacciato come paese dei gitani e che invece è un covo turistico di negozi di pupazzi di tori e cappelli di paglia.
    Dopo una passeggiata nella piazza del mercato dell'antiquariato, il sole battente ci convince a fare il giro del Piccolo Reno in battello, risalirlo tra distese sterminate di verde, aironi, cavalli e tori neri dalle corna larghe. Il tizio che guida, letteralmente e non, l'esplorazione della laguna, fa al microfono qualche battuta, nessuno capisce davvero, ma tutti se la ridono.
    Dopo un'ora e mezza di nausea ci dirigiamo verso le saline di Aigues Mortes, per un altro giro turistico obbligato che ci porta a rimbalzare le chiappe in un trenino, sotto il sole, nell'immensa distesa dei laghetti che ogni anno sforna 300mila tonnellate di sale Camarguese. Mi chiedo da cosa traggano più profitto, se dal sale venduto o dai giri in trenino, 9 euro a persona, 15 corse al giorno.
    L'acqua è rosa a causa dei gamberetti che a loro volta rendono rosa i fenicotteri che popolano queste terre, o almeno, popolavano.
    Io ne vedo uno solo e sto cominciando ad innervosirmi, la finiamo al solito ristorante di Arles, pasta al salmone per andare sul sicuro e a letto.





























giovedì 21 agosto 2014

FAMIGLIA MODESTI IN TUR(*)



    GIORNO 4


    Ci svegliamo presto, colazione con pastina alla frutta e Minute Maid in lattina sotto un albero vestito di lana, e ci mettiamo in viaggio, direzione Avignone.
    Appena arrivati, non prima di un'enorme rampa di scale, ci troviamo di fronte il mastodontico ed imponente Palazzo dei Papi, simbolo del papato francese, 9 i papi ad averlo voluto ed abitato.
    Non amo le tappe da turisti, mi sento un criceto nella ruota, è fin troppo scontato che ci giri dentro, ma certe cose van viste e quindi paghiamo il biglietto.
    L'audio-guida italiana illustra come Papi e Camerlenghi manovrassero il potere dalle loro sfarzose sale, come inzuppassero le mani nei loro forzieri segreti, gli stessi dove ora quei turisti buttano soldi, non ne capisco il motivo, ma la cosa mi fa incazzare.
    Ora voglio solo uscire e vedere qualcosa di autentico.
    Ci infiliamo nelle strette strade deserte dell'Avignone meno battuta e finiamo nella strada dei teatri abbandonati, dei murales di denuncia e dei mulini ad acqua dove i tintori tingevano le loro stoffe.
    Non so quale sia la storia di questo posto, ma mi rapisce, mi cattura, così come l'uomo che mi mostra su un libro il posto dove è nato, non parliamo la stessa lingua ma ci intendiamo.
    Vorrei avere il tempo di conoscere chi è.
    Dopo una breve tappa al Pont d'Avignon che mi lascia indifferente, ripartiamo alla volta del più straordinario acquedotto romano, le Pont du Gard.
    Vogliono 18 euro per una sosta massima di 45 minuti e non c'è altro modo di vederlo, un parcheggio ci separa dalla maestosità.
    Il babbo manda me e la mamma a piedi per vedere se ne vale la pena, ci incamminiamo e cominciamo a discutere, quando, a quella che deduco essere dal tono di voce già la quarta volta almeno, ci accorgiamo del “bonjour” del parcheggiatore che ci mima che di lì non possiamo passare se non parcheggiamo.
    Ce ne andiamo.
    Dopo il bagno nella piscina dell'hotel (che poi è più una vasca calda sul tetto che una piscina), ci facciamo fregare da un crotonese, accalappiare nel suo ristorante di piazza, quello che, dopo essersi alzati senza aver né mangiato né pagato, su tripadvisor scopro essere il 135esimo su 136 ristoranti recensiti di Arles.
    Mangio un gelato, litigo con Fede e vado a letto.